SPIRITUALITÀ  GIOVANILE SALESIANA

 

1. COS’E’ LA "SPIRITUALITÀ  GIOVANILE    SALESIANA"

 

   La SGS è un cammino che porta il giovane a maturare uno stile di esistenza che riproduca quello di Gesù, così come è stato vissuto da don Bosco.

            Spiritualità: un’esperienza originale di vita cristiana, un modo concreto di vivere la santità.

            Salesiana: indica la fonte carismatica, l’esperienza dell’oratorio  di don Bosco.

            Giovanile: il protagonismo giovanile trovò in Valdocco un ampio spazio in tutti i settori della vita, fino al punto che i giovani furono chiamati da don Bosco ad essere con lui “confondatori” di una nuova Congregazione.

            Educativa: far incontrare  i giovani con la persona di  Cristo, per aiutarli a crescere “buoni cristiani e onesti cittadini”, è la meta del lavoro del salesiano e dell’animatore.

 

In sintesi: la SGS è il modo di vivere il cristianesimo di quei giovani che hanno incontrato Cristo nella persona e nel carisma di don Bosco.

 

2. PER BEN CAPIRE LA "SGS" OCCORRE PARTIRE DA DON BOSCO

 

L'esperienza e la spiritualità di don Bosco hanno avuto bisogno di uno "spazio concreto” per poter crescere, svilupparsi.

Questo spazio si chiama "Oratorio".

 

·       PERCHÉ’ L’ORATORIO?

 

            L'Italia dell’800, non era più cattolica e una grandissima voragine si stava aprendo nella coscienza cristiana del popolo.  Don Bosco cammina per le strade della città, osserva i volti di quei ragazzi e capisce che non hanno  mai conosciuto il cristianesimo.  Il suo cuore freme, pensa che si debba tentare un apostolato vivo tra botteghe, officine e mercati.  Col suo temperamento e la sua capacità di creare un clima umano allegro e accogliente, si lancia tutto in questa "proposta nuova".

Il suo scopo?  "Salvare, le anime”, che, tradotto, significa far conoscere Gesù Cristo.

            L'oratorio venne fuori così.  Non da un progetto pastorale fatto a tavolino.  Ma da un cuore cristiano che freme di compassione. I ragazzi vanno da lui, attratti dalla sua umanità (l'oratorio era don Bosco stesso), lo ascoltano anche con attenzione mentre parla di Gesù, ma poi, usciti dall'oratorio, subiscono il durissimo ricatto della vita.  Il mondo li inchioda ai loro bisogni e loro ne restano schiacciati.  Allora don Bosco pensa che occorre opporsi con tutta l'attività e i mezzi, altrimenti è come scrivere sull'acqua.  Cioè bisogna che la sua proposta di vita cristiana si faccia carico dei drammi e dei bisogni quotidiani dei ragazzi.  Una delle massime più fedelmente praticate era quella di far passare Iddio nel cuore dei giovani non solo per le porte della Chiesa, ma della scuola e dell’officina.  Eccolo allora nei cantieri... eccolo metter su scuole, laboratori per legatori, falegnami, tipografi e fabbri ... Una ragnatela di iniziative davvero all'avanguardia.

            Accanto a queste opere cresce l'opera più grande, la comunità dei giovani che abbracciano la fede.  Che ha un connotato umano inconfondibile: l’allegria. "Servire Domino in laetitia" diceva don Bosco, ed era infatti quello il clima che si veniva a creare attorno a lui.  Accade, agli inizi, che sei ragazzi che frequentano l'oratorio sono rimasti senza casa e senza famiglia. Il prete li prende a casa sua.  Per sua madre Margherita sono nuovi figli.  Nel '52 i giovani che vanno ad abitare col prete sono già 35, due anni dopo sono 115, nel 1860 sono 460, nel 1862 si arriva a 600 e via fino a 800.  La piccola città di Dio, nata e cresciuta a Valdocco, viene da don Bosco consacrata a Maria.  Crescendo, alcuni ragazzi abbracciano la vocazione sacerdotale, diventando loro stessi padri di tutti quei figli.  Nel 1864 sono 64, dieci anni dopo sono 320.  Quando don Bosco muore sono 768.

 

 

 

A. IL QUOTIDIANO

 

La felicità non va trovata "al di fuori", "più in là" della realtà quotidiana che faticosamente viviamo.

Con l'Incarnazione, Gesù ha scelto il metodo della compagnia quotidiana all'uomo per far conoscere l'immenso amore di Dio per l'umanità.  Quindi Dio stesso non va solo cercato nei rari momenti di euforia spirituale, ma nel tessuto - magari intricato e poco gratificante - delle nostre giornate.  Il buon rapporto col nostro Creatore esige un'adesione a tempo pieno; adesione fatta con umile abbassamento, silenzio, pazienza, a volte attraverso la sofferenza o l'incomprensione.  Come mettere mattone su mattone.  Come una mamma che aderisce allo stesso lavoro per una vita intera.  "Che  l'eroico diventi quotidiano e il quotidiano eroico", ha ripetuto più volte il Papa ricordando i grandi Santi che hanno costruito l'Europa.

            Don Bosco ha insegnato ai suoi ragazzi che la compagnia del Signore  va  cercata nel "qui e ora" dell'esistenza, col dovere, con la preghiera semplice e quotidiana, con una sana allegria.  Un quotidiano vissuto senza Dio è un quotidiano coltivato dal vizio: "Uno degli inganni principali con cui il demonio suole allontanare i giovani dalla virtù, è la speranza di una lunga vita, di convertirsi poi nella vecchiaia o in punto di morte.  Ma, miei cari figlioli, chi ci assicura di diventare vecchi?  La vita e la morte sono nelle mani del Signore.  Qualora il Signore vi concedesse una vita lunga, udite bene: quella strada, che l’uomo comincia in gioventù, si continua nella vecchiaia fino alla morte.  E vuol dire: se noi conduciamo una vita buona ora che siamo giovani, saremo buoni negli anni avanzati, buona sarà la nostra morte e il nostro incontro con il Signore.  Al contrario se i vizi prenderanno possesso di voi quando siete giovani, per lo più continueranno anche in età adulta, anticipo funesto dell'infelicità eterna".

            La consapevolezza che la vita è una e va giocata con responsabilità obbliga ad un impegno senza attese (curando innanzitutto le cose banali di tutti i giorni) e mobilita la persona a cercare quel che veramente conta: l'amore (Cf Mc 12,41-44).  E' l'amore che dà gusto alle giornate in bianconero, è l'amore che ci solleva dalle cadute quotidiane, è l'amore che spinge a curare i "particolari" - perchè Dio guarderà soprattutto l'amore con cui abbiamo intriso i particolari della vita, è l'amore che trasforma la noia in pacata serenità.  Questa è stata la promessa di Cristo: l'amore oggi entra a casa tua! (Cf Lc 19,9). 

Il cristiano sa che vale più un piccolissimo gesto fatto con sincero amore che un vistoso gesto eroico.  Il gesto eroico spesso vede noi come protagonisti, il quotidiano vissuto con amore e interiore sopportazione gode della compagnia di Cristo e rivela il protagonismo provvidente di Dio, perchè   senza  Dio nulla   rimane   in  piedi,   neanche   la  più   nobile delle imprese. (Cf 1 Cor 13)

 

B. DESIDERIO DELLA SANTITÀ

“Il grande problema che oggi rimane aperto è il recupero della santità. Esclusa in forma totale da un ambiente che ha emarginato il primato di Dio e che muore, soffocato da passioni messe pubblicamente in  vetrina, la santità è l’unica ragione di vita per il cristiano e la sola strada di redenzione per l’umanità. Non parlo di evasione dal concreto né di ascetismo per eroi di eccezione. Mi riferisco a una chiara amicizia con Dio, sentita personalmente e vissuta nella  solidarietà con gli altri. Penso a una santità allegra e simpatica, attiva e sacrificata, tradotta nell’ordinarietà di ogni giorno. E’ la spiritualità giovanile di don Bosco. Domenico Savio ne è testimone e modello" (Don Egidio Viganò).

            Nel 1855 il ragazzino era stato colpito da una predica di don Bosco, sviluppata in tre punti: “E' volontà di Dio che ci facciamo tutti santi.  E’ assai facile riuscirci.  Un gran  premio è preparato in cielo per chi si fa santo ". La cosa gli era sempre parsa assai difficile: ora don Bosco gli diceva che era molto facile.  Come riuscirci?  Doveva far penitenze speciali come san Luigi?  Doveva passare le notti in preghiera come san Francesco d'Assisi?  No. La "nuova formula" della santità passa al vaglio delle cose di tutti i giorni, tra libri e scuola, cortile e refettorio.  Eccola: 1) Allegria. "Ciò che ti turba e ti toglie la pace, non  viene dal Signore.  Non l'allegria dei monelli, ma la gioia che nasce dalla pace con Dio e con gli altri”! 2) Doveri di studio e di preghiera. "Tutto questo non per ambizione, per farti lodare, ma per amore del  Signore e per diventare un  vero uomo". 3) Far del bene agli altri. "Aiuta i tuoi compagni  sempre, anche se

ti  costa sacrificio". Il 24 giugno era il giorno onomastico di don Bosco.  Si fece festa grande all'Oratorio, ognuno volle manifestargli il suo affetto.  Don Bosco, per ricambiare, disse: "Ognuno scriva su un biglietto il regalo che desidera da me.  Vi assicuro che farò tutto  il possibile per accontentarvi ". Quando lesse i biglietti, don Bosco trovò domande serie e sensate, ma trovò anche richieste stravaganti che lo fecero sorridere: qualcuno chiese cento chili di torrone per averne tutto l'anno.  Sul biglietto di Domenico Savio c'erano cinque parole: "Mi aiuti a farmi santo".

La santità non è una chiamata di pochi o un cammino facoltativo: è la risposta dell'uomo all'amore di Dio Padre che ha mandato Suo Figlio a salvarci.

La santità non è cosa astratta: essa non parte se prima non c'è una seria considerazione del problema umano, l'aver chiaro quali sono i nostri bisogni fondamentali.  Più del posto in banca, più del desiderio della ragazza o del ragazzo, più della salute e della sicurezza economica ... la santità è il primo desiderio per il cristiano; essa obbliga a vivere il rapporto con la realtà (il creato, gli avvenimenti, le persone) con una intensità tale da scoprire quell'essenziale "che è invisibile agli occhi", il disegno di Dio.  Il quotidiano diventa straordinariamente serio e gode di grande stima, perchè è il banco di prova del nostro amore. Il  santo (il cristiano) considera la vita come un compito, una consegna all'eterno disegno di Dio.  Tutto il resto è "realtà virtuale", patetico tentativo di vedere la vita in modo non vero, "a modo nostro".

 

 

C. L'AMICIZIA CON IL SIGNORE

 

Centro e cuore della SGS è l'amicizia con Gesù, il Signore della vita.  Preoccupazione costante di don Bosco fu di educare alla fede, camminando con i giovani per condurli alla persona di Cristo Risorto, affinché crescessero come uomini nuovi.  Chi vive la SGS cammina per approfondire la conoscenza e l'adesione a Gesù Cristo, Amico, Maestro e Salvatore, termini che descrivono la centralità della persona di Gesù nell'esperienza spirituale dei giovani che vivono lo stile salesiano.  Gesù è il punto d'incontro tra Dio e ogni uomo e ne definisce i rapporti vicendevoli.  Egli è venuto a rivelare a tutti gli uomini che essi, da figli, vivono la sua stessa vita divina, così come il tralcio è unito alla vite.  Il Paradiso è già qui, anche se non ancora in pienezza.  Solo grazie a Lui, che supera l'opposizione del peccato, gli uomini sono capaci di riamare Dio con lo stesso amore con cui sono amati.

Il "voler restare con don Bosco" di tanti ragazzi sgorga dal desiderio di sperimentare una qualità di vita che affascina.  Don Bosco era uomo dai grandissimi ideali e dall’attenzione sconvolgente ai minimi particolari della realtà umana, specie giovanile.  Le mura del suo Oratorio erano testimoni di miracoli, di incontri banali ma decisivi, talora di avversità, senz’altro di molta fede.  Non si spiega don Bosco senza il "soprannaturale". I ragazzi e i collaboratori che stavano con lui erano attratti non dalla sua magia, ma dalla sua familiarità con Dio.

La sua vocazione lo aveva predisposto a occuparsi di ragazzi privi di pane, istruzione e fede.  "Mi sembrava - dice - l'unica cosa che dovessi fare sulla terra.  E questo fin da quando avevo cinque anni".  La sua familiarità con Dio lo portava ad appassionarsi dei giovani andandoli a trovare là dove si riunivano.  Arriverà a scandalizzare i benpensanti, tra cui molti parroci che facevano i "preziosi".  L'accusa è che i giovani si staccano dalle parrocchie!  Ma sono ragazzi che non si avvicinerebbero mai a una parrocchia, e per di più l'oratorio di don Bosco è solo secondariamente una struttura o un luogo.  Sostanzialmente l'oratorio è don Bosco stesso, la sua persona, la sua energia, il suo stile, il suo metodo educativo: e questo non lo si può trasportare da una parrocchia all'altra.  L'oratorio diventa così "la parrocchia dei ragazzi che non hanno parrocchia".

            Tra i giovani, don Bosco predilige i più poveri e bisognosi.  Fa suo il triste sguardo di Gesù: "Vedendo le folle si commosse su di esse, perchè  erano spossate e abbattute come pecore senza pastore" (Mt 9,36).  Per quelli che "non contavano niente" raddoppia gli sforzi per consegnare loro una dignità da figli di Dio.  Il giovane prete vuole ricopiare in sé altri tratti caratteristici della personalità di Gesù: l'intensa attività (è vivace, attivo, mobile perchè ovunque trova che c'è da predicare, guarire, salvare), il metodo del Buon Pastore (che accoglie e non condanna, che va alla ricerca della pecorella smarrita), il desiderio di riunire i suoi amici in un’unica grande famiglia (don Bosco amava il gruppo, come esperienza gratificante e aperta, mai come rifugio chiuso).

 

D. SPIRITUALITÀ  ECCLESIALE E SACRAMENTALE

            La Chiesa è l’ambiente naturale per la crescita della fede.

Don Bosco fu un uomo di comunione. Insegnò ai giovani a vivere il mistero della Chiesa che racchiude, nella debolezza dell’umano, la grazia invisibile della presenza di Dio. E’ dall’amore per Gesù Cristo che nasce inseparabilmente l’amore per la sua Chiesa, popolo di Dio, centro di unità e di comunione di tutte le forze che lavorano per il Regno di Dio. Mosso dalla testimonianza viva della comunità cristiana o di qualche credente, il giovane matura  sempre più consapevolmente, all’interno e in comunione con la Chiesa, la propria fede.

L’incontro e la relazione con Cristo all’interno della Chiesa si vivono in maniera particolare nella celebrazione dei sacramenti. Don Bosco ci ricorda: “Dicasi pure quanto si vuole intorno ai vari sistemi di educazione, ma io non trovo alcuna base sicura se non nella frequenza della confessione e della comunione; e credo di non dir troppo asserendo che, omessi questi due elementi, la moralità resta bandita”.

Il sacramento dell’Eucaristia e della Riconciliazione sono le due colonne dell’edificio educativo del sistema salesiano: dall’Eucaristia il giovane impara a riorganizzare la sua vita alla luce del mistero di Cristo che si dona per amore e il sacramento della Riconciliazione celebra l’amore di Dio, che è più forte del peccato.

   La preghiera poi esprime la coscienza di essere immersi nella paternità di Dio e guarda, più che alle parole, ai gesti dell’amore di chi cerca di piacere in tutto al Signore.

L’idea dei Novissimi (delle realtà ultime: morte, giudizio, inferno, paradiso ...) attraversa l’intera attività di don Bosco per i ragazzi. Il santo dei giovani ripeteva sovente: “Il giovane ama che si entri a parlargli dei suoi interessi eterni, e capisce da ciò chi gli vuole  e chi non gli vuole veramente bene. Fatevi dunque vedere interessati per la sua eterna salvezza”.

Il riferimento ai Novissimi è sempre un invito al massimo impegno nel tempo per l’eternità: “Nell’ora della morte ti rincrescerà di aver perduto tanto tempo, senza alcun vantaggio dell’umanità”, è uno dei tanti messaggi inviati da don Bosco ai giovani.

Nella Chiesa troviamo Maria, prima credente, che precede, accompagna e guida. Maria è colei che infonde speranza e suggerisce alcuni atteggiamenti tipicamente evangelici: l’ascolto, la fedeltà, la purezza, la donazione, il servizio. E don Bosco ancora: “Oh! Se io potessi un poco mettere in voi questo grande amore a Maria e a Gesù nell’Eucaristia, quanto sarei fortunato. Vedete, dirò uno sproposito, ma importa niente: sarei disposto per ottenere questo a strisciare con la lingua per terra di qui fino a Superga. E’ uno sproposito, ma io sarei disposto a farlo; la mia lingua andrebbe in pezzi, ma importa niente: io allora avrei tanti giovani santi”.

Tra le componenti della SGS ci sono l’amore esplicito al Papa e l’adesione convinta al suo Magistero. La persona del Papa, garanzia della genuinità e dell’autenticità della fede, è segno visibile di unità per  tutta la Chiesa ed è una presenza provvidenziale per il servizio che svolge, nel nome di Cristo Signore a favore di tutta l’umanità.

Tutta questa vita ecclesiale e sacramentale porta il giovane alla serenità interiore e alla gioia di stare alla presenza di Dio.

 

E. SPIRITUALITÀ DEL SERVIZIO RESPONSABILE

 

            Per don Bosco la vita cristiana è impegno  nell’azione e nel servizio responsabile. Non è più possibile rientrare nel proprio piccolo mondo dopo aver assaporato il senso della vita e i segni della sua pienezza. Di conseguenza anche i giovani si sentono desiderosi di sfruttare tutti i luoghi, la famiglia, la scuola, il posto di lavoro, il territorio ... come occasione di testimonianza di ciò che hanno sperimentato. Questo è ciò che don Bosco chiama “la politica del Padre Nostro”, cioè la politica di chi si mobilita per la realizzazione del Suo Regno: Don Bosco, padre e maestro della gioventù, richiedeva ai suoi giovani di diventare “onesti cittadini e buoni cristiani”. La sintesi dei due elementi, “onesto cittadino perchè buon cristiano”, è il frutto più maturo della SGS.

I giovani fanno anche l’esperienza di divenire luce e lievito in mezzo agli altri ragazzi e giovani, “giovani per i giovani”. La scelta dell’animazione, come metodologia e come stile di educazione, sia nei confronti dei più piccoli, che di se stessi, è lo stile che caratterizza la SGS. Nell’animazione la preferenza di don Bosco è sempre per i giovani  poveri, abbandonati, pericolanti.

            Sono tanti i giovani che, guidati dallo Spirito  del Signore e animati dai valori della SGS, hanno vissuto e vivono la propria esistenza come dono, ricordiamo a questo proposito le parole storiche, ma sempre attuali, di Giovanni Cagliero: “Frate o non frate, io rimango con don Bosco”.