info sulla nazione

Campus a Ibadan


Nell'estate del 2007 3 ragazzi dell'oratorio del Valentino ( Francesco, Mary e Gianluca ) hanno vissuto un'esperienza missionaria nell'opera salesiana di Ibadan in Nigeria.
E' stata una missione di monitoraggio: la comunità salesiana, per la prima volta, ha accolto un gruppo di giovani volontari.

"Abbiamo portato il nostro essere animatori, nello stile di Don Bosco, tra i ragazzi dello Youth Centre di Ibadan e della scuola Mary Hill in centro città. 200 ragazzi con cui abbiamo condiviso un pezzo di storia della nostra vita."

Da questa esperienza sono nati diversi progetti a sostegno della comunità.
Un nuovo gruppo di volontari provenienti dall'ispettoria del Piemonte, nella prossima estate, continuerà l'esperienza iniziata.
La comunità si sta preparando inoltre ad accogliere un volontario che, nella prossima primavera, partirà per un'eperienza a tempo prolungato.






Campus a Ibadan (Estate 2008)

Nel 2008, Mary, insieme ad un gruppo ispettoriale composto da giovani di diverse provenienze, è tornata nella terra di missione africana, le sue stesse parole ce lo raccontano:

"La prima missione in Africa mi ha fatta sentire una persona fortunata perché un sogno si realizzava..il tornarci per la seconda volta mi ha fatto sentire l’Amore di Dio e la delicatezza delle sue meraviglie sempre pronte a spiazzarmi e a farmi sentire sempre così piccola e con così poca fede.
Ho voluto fare di questo ritorno una nuova prima volta, con lo stesso cuore impaziente di vedere finalmente cos’è l’Africa."

"Ho ritrovato però tutto così, come lo avevo lasciato..quasi a dirmi che l’Africa mi aspettava da lì, dal nostro saluto, per ripartire da lì e andare avanti ancora di qualche passo insieme.
La stessa terra rossa, lo stesso immenso cielo, la stessa aria pesante e malsana che ti schiaccia i polmoni, lo stesso caldo che ti “asciuga”, le stesse migliaia di persone riversate per le strade, ogni giorno tutto il giorno, in continuo movimento.
Dall’alba fino a notte fonda, migliaia di uomini, donne e bambini camminano lungo le strade di Ibadan. Disoccupati o piccoli commercianti, bambini cresciuti in fretta con la loro bancarella sulla testa o con le braccia colme di ogni cosa per guadagnare quanto basta per il pasto di ogni giorno, per sé, per la famiglia che a casa si aspetta che arrivino con qualcosa.
La gente vive alla giornata, ogni attività si svolge all’aperto, lungo le strade con tavoli, bancarelle in legno, sedie e delle improvvisate insegne che stanno ad indicare cosa si può trovare negli uni negli altri..il metodo più semplice e meno caro per tutti.
In vendita si trova di tutto..la gente è incredibile, cerca ogni tipo di soluzione con grande abilità..quasi a dire che a dispetto di tutto e tutti, è capace di vivere lo stesso, di sopravvivere comunque, tramite reti di solidarietà e di scambio informali e alternative allo Stato."

"La casa salesiana che in questi due anni ci ha ospitati l’abbiamo ribattezzata il piccolo paradiso. Il nido che accoglie i ragazzi del quartiere, dei villaggi vicini..il posto dove possono respirare aria di amicizia, fratellanza, il luogo dove poter crescere insieme, fare insieme un pezzetto di strada lungo le linee tracciate dal sogno di Don Bosco.
La casa salesiana di Ibadan è la più “giovane” in Nigeria, è proprio all’inizio della sua attività di accoglienza e assistenza ai ragazzi delle famiglie più bisognose.
La presenza di un buon numero di animatori, quest’anno più di trenta, ha permesso di organizzare queste quattro settimane di Holiday Camp, cui ha partecipato un numero crescente di ragazzi, dai più piccini di soli 3-4 anni, i “Kekerè”, ai più grandi di 14-15."

"Le attività si sono svolte per lo più all’interno dell’oratorio ma in qualche occasione ci siamo recati anche in una scuola in centro città, dove gli insegnanti hanno richiesto la nostra presenza per l’animazione di alcuni pomeriggi a seguito delle lezioni.
La scuola è una realtà molto importante per l'Africa e lo abbiamo potuto vedere nella grandezza delle strutture universitariepresenti. È un aspetto che fa respirare ed intuire speranza: la formazione delle giovani generazioni, ti teste pensanti, sono la scommessa per un futuro migliore, fatta di gente che, si spera, possa essere capace di lottare e dare voce a tutti, perché certe maledette ingiustizie non si vedano più.
Ci hanno raccontato però che c’è un crescente senso di paura, quasi timore, verso i giovani. Certo, perché i giovani sono quelli che potrebbero, effettivamente, mettere in discussione certi sistemi, la posizione di chi detiene il potere, gli interessi di molti che si ripercuotono sulla vita di troppi."

"Un mese trascorre in fretta, anche troppo in fretta per tutto quello che si vorrebbe fare e lasciare. Porto, conservo e custodisco nel cuore la gente..la gente incontrata, abbracciata, i sorrisi ricevuti e dati, i saluti di chi non mi conosceva ma mi vedeva come una sorella, la voce di chi ha incessantemente ripetuto il mio nome.. custodisco la vita dei tanti fratelli incontrati con un ricordo e una preghiera che ogni sera possa giungere a loro, nella speranza che un giorno, anche su quelle strade di terra rossa battuta torni a farsi sentire la voce della gente che le abita e che grida giustizia, dignità e rispetto, per tutti,dei diritti fondamentali dell’uomo.

A chi mi chiede come sei stata in Africa, rispondo “Bene”. Sì, in Africa sono stata bene, perché il cuore vede e piange per quello che vede. Batte e batte all’unisono con quello di questi fratelli che mi hanno fatto sentire a casa. Si arrabbia e non riesce a darsi pace.

E a chi mi chiede se è vero che esiste il mal d’Africa, rispondo “certo che è vero. Ve lo posso garantire. Ma sfatiamo una falsa e banale convinzione. Il mal d’Africa non è quello di cui spesso si parla in maniera romanzesca, con un contorno quasi fantastico. Niente di tutto questo. Il mal d’Africa è quella stretta che fa male al cuore e non passa, nemmeno a distanza di mesi dal ritorno; è quell’inquietudine che continui a sentire quando pensi a quella terra perché sai che lì hai trovato il tuo posto, il posto dove sporcarti ancora le mani, dove spendere la persona che sei, il mestiere che stai imparando e proprio per questo sai e ti dici che in quel posto ci tornerai. Ormai è parte di te, e tu sei una sua parte."

Foto dell'esperienza