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Patronage presso Ngozi






Nell'estate del 2008 Milena, insieme ad un gruppo ispettoriale è partita verso l'Africa, come lei stessa racconta:

"Per 1 mese la nostra città è stata Ngozi e la nostra casa è stato il Lycèe Don Bosco, dove c’è una comunità di salesiani che ci ha fatto sentire in famiglia e una scuola superiore con 800 studenti di cui 700 circa vivono nell’internato, avendo così la possibilità di un letto e dei pasti quotidiani."

"Da subito una grande accoglienza da parte di tutti…per strada, nei villaggi, nella casa salesiana…erano arrivati i Muzungu, gli uomini bianchi…onorati di salutarci, di stringerci la mano, di incrociare i nostri occhi.
Ed è andata così anche con i 40 animatori con cui abbiamo poi condiviso 15 giorni di Patronage (estate ragazzi). Con loro abbiamo organizzato giochi, gite, accoglienze, momenti di catechesi, sempre con lo scopo di far vivere momenti indimenticabili ai 1500 bambini che ogni giorno ci raggiungevano.
Molti piedini scalzi, molte magliette e pantaloni sgualciti o ridotti a brandelli, molte pance affamate, ma anche tante mani che cercano la tua, molti occhi profondi, tanti sorrisi, molti cuori che cercano affetto… "

"Oltre a condividere l’animazione nello stile di Don Bosco, avevamo anche il compito di occuparci dei più poveri tra i poveri: dare vestiti nuovi ai bimbi che non avevano altro che brandelli di stoffa addosso, dar da mangiare a quei bambini che barcollavano, aiutare gli animatori nelle spese scolastiche o universitarie dove la scuola ha un primato per garantire un futuro dignitoso ai giovani burundesi."

"Una delle esperienze più forti a cui abbiamo preso parte è stato l’ultimo giorno di Patronage in cui insieme a Don Henry, il diacono Raymond e agli animatori abbiamo deciso di offrire il pranzo a tutti i ragazzi e bambini…ci siamo ritrovati a preparare e distribuire più di 2000 piatti di riso, fagioli e pane.
Le code di bambini, ragazzi e mamme con i bimbi legati sulla schiena erano infinite.
Per noi dare un piatto tra le mani a tutte queste persone è costata solo un po’ di fatica, ma per loro che lo ricevevano è stata una possibilità per far azzittire almeno per quel giorno le urla della loro pancia.
Ha reso possibile far riunire tutti i fratelli per condividere la fortuna di quel giorno.
E' servito a farci capire inconsapevolmente quanto siamo fortunati ad avere tutto quello che ci serve e molto di più per vivere…ma che non siamo altrettanto capaci a sorridere sempre come loro."

"Siamo tornati a casa il 25 agosto conseravando nel cuore la felicità di aver condiviso un pezzo del proprio cammino con i compagni di viaggio e con tutti gli amici burundesi, ma soprattutto sentendoci più ricchi degli insegnamenti che solo i poveri sanno dare.
Anche con il peso della responsabilità che ci hanno dato nel dover parlare di loro qui in Italia, nel permettere che più bambini possano andare a scuola e avere quel minimo di cure per poter vivere dignitosamente… "

Foto dell'esperienza